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Le donne devono essere nude per entrare al (Met) Museum?
07/04/2021

Le donne devono essere nude per entrare al (Met) Museum?


di Francesca Minini
Siamo ormai nel 2021 e, nonostante l’uguaglianza di genere dovrebbe essere presente in ogni aspetto della nostra società e, nello specifico, all’interno del mondo dell’arte, le artiste donne sono ancora discriminate dalle collezioni museali di tutto il mondo. I musei, dai più piccoli ai più grandi, quali la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e il MoMa di New York, destinano solo un piccolo spazio nelle loro collezioni alle opere di artiste donne.

A prima vista possiamo pensare che i musei stiano facendo un ottimo lavoro nel bilanciare il rapporto tra le opere di artisti uomini e quelle delle artiste donne all’interno delle loro collezioni.
La realtà, dall’altro lato, si discosta profondamente da ciò che possiamo pensare delle collezioni museali.

Sono passati circa trent’anni da quando le Guerrilla Girls, un gruppo di attiviste femministe che lavora per denunciare le discriminazioni all’interno del mondo dell’arte, ha lanciato una campagna di poster per denunciare musei, mercanti d’arte, curatori, critici e artisti ritenuti responsabili dell’esclusione delle donne dalle mostre e dalle pubblicazioni artistiche.
Il poster pubblicato nel 1989 dalle Guerrilla Girls con lo slogan “Do women have to be naked to get into the Met Museum?” (“Le donne devono essere nude per entrare al Met Museum?”) denuncia apertamente la scarsa presenza di opera di artiste donne all’interno del Met Museum di New York, contro l’alto numero di opere di artisti uomini raffiguranti nudi di donne.



Ad oggi si può pensare che il problema sia superato e che l’uguaglianza di genere sia ormai stata raggiunta nel mondo dell’arte. Questo è ciò che gli accattivanti titoli dei più importanti quotidiani come il The Times, il Telegraph, l’Independent e il New York Times ci inducono a pensare parlando di come le donne stiamo “(finally) getting their turn”.
La realtà però è un’altra. È ciò che questi quotidiani e i responsabili delle relazioni pubbliche nei musei stanno cercando di tenerci nascosto dietro a titoli e gesti di propaganda.
Le artiste donne, che appartengano all’arte del passato e dell’antichità, o che facciano parte della contemporaneità, vengono escluse dalle collezioni museali.

Come riportato dal Tate Annual Report del 2015, nella sezione delle acquisizioni, solo il 35% delle opere acquisite dalla Tate è stata realizzata da un’artista donna. Prendendo inoltre in considerazione i fondi finanziari destinati all’acquisizione di opere di artiste donne, solo il 13% di essi è stato utilizzato per l’acquisto di lavori realizzati da donne.
Il presupposto della parità di genere professata da giornali e musei è stata messa in discussione anche dai dati diffusi nel 2019 da Artnet, una società di informazione sul mercato dell’arte. Secondo loro, tra il 2008 e il 2018, solo l’11% delle opere acquisite dai musei americani sono state realizzate da artiste donne.



Dai dati presentati è chiaro che le conquiste delle donne nel mondo dell’arte non saranno riconosciute e rese note per molti anni a meno che le istituzioni internazionali di grande rilevanza, come la Tate e il MoMa, non inizino a far seguire alle parole dette alla stampa azioni tangibili, e non inizino ad acquisire opere di artisti uomini e di artiste donne in ugual valore economico e quantità.




Francesca Minini nasce nel 1996 in provincia di Brescia. Consegue la laurea magistrale in Arts Management presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con una tesi di ricerca sulla disuguaglianza di genere all’interno del settore dell’arte. Appassionata al mercato dell’arte contemporanea, acquisisce esperienza in diverse gallerie da Milano a Londra. L’arte contemporanea e le tematiche di genere all’interno del settore artistico sono tra le cose che più l’appassionano.

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