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I love you so much

 

Florence Di Benedetto / I love you so much

La pittura di Florence di Benedetto è vivace, allegra ma non leggera, attraverso delle immagini e dei simboli presenti nell’immaginario collettivo e nella vita di tutti i giorni, riesce ad entrare nei nostri pensieri e a portarci a riflettere su tematiche, supportata da frasi brevi ma incisive.

Riesce ad entrare nella nostra vita quotidiana, in una dimensione intima, dove gli oggetti di uso comune diventano essi stessi i simboli, le icone domestiche, alla portata di tutti.

La cultura americana compare qui sotto forma di lattine Campbell’s, dipinti in acrilico trasportando lo spettatore direttamente all’interno di un supermarket, una sorta di 7- Eleven, dove non solo è possibile appagare la voglia del momento, ma anche comprare e portarsi a casa una confezione di cultura, o meglio un barattolo o una confezione di cultura sigillato e pronto all’uso.

Dimensioni: 110 cm X 110 cm
Periodo: 2020

 

Biografia dell'artista

 

Florence Di Benedetto nasce a Bari nel 1975 da madre francese e padre italiano, vive e lavora a Milano.

Nei primi anni della sua carriera artistica si è concentrata sulla elaborazione del ritratto e del paesaggio metropolitano e sullo sviluppo di tecniche di trasferimento di immagini realizzato con strumenti tradizionali, reflex e pellicola b/n su tela, e sulla loro successiva reinterpretazione in chiave pittorica.

Il percorso artistico di Florence Di Benedetto parte da un lavoro fotografico rielaborato e reso in pittura, dove protagonista è lo spazio urbano insieme ai colori, pochi e selezionati, delle metropoli, gli edifici e monumenti iconici di altrettante iconiche città e l’idea di dinamismo dei mezzi di trasporto, che emergono con forza dalla tela. Nulla è lasciato al caso: un’architettura sapiente nella costruzione delle immagini, i cui dettagli non restano particolari.

Ma è con la serie There is beauty in everything che l’artista compie un passo in avanti, superando il brulicare cittadino per approdare all’interno di un vissuto più quotidiano, in una dimensione più intima, dove gli oggetti di uso comune diventano essi stessi i simboli, le icone domestiche, alla portata di tutti.

Florence più recentemente ha strizzato ancora di più l'occhio alla cultura pop, a Andy Warhol e alla mercificazione dell’opera d’arte. Lontano è ora quel tratto tipico dei paesaggi urbani newyorkesi delle prime tele, capaci di evocare la concezione dello spazio futurista di Balla e Boccioni. La cultura americana ricompare qui sotto forma di bottigliette di ketchup o di mostarda, lattine Campbell’s, sacchetti di patatine o scatole di cereali, dipinti in acrilico o tridimensionali sotto teca, che trasportano lo spettatore direttamente all’interno di un supermarket, una sorta di 7- Eleven, dove non solo è possibile appagare la voglia del momento, ma anche comprare e portarsi a casa una confezione di cultura, o meglio un barattolo di cultura sigillato e pronto all’uso.

Ha esposto le sue opere in Mostre Personali presso la Galleria 196 e Il Sole Arte Contemporanea di Roma e presso la Galleria Fu Xin di Shanghai.

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