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Xavier Bueno

 

Xavier Bueno

Xavier Bueno nasce a Vera de Bidasoa nel 1915.

Nel 1925 la famiglia si stabilisce a Ginevra e cinque anni più tardi, Xavier si iscrive all’Accademia di Belle Arti manifestando un precoce talento. Dopo un ritorno con la madre in Spagna, a Madrid, frequenta l’Accademia di S. Fernando e segue un corso di pittura tenuto da Vazquez Diaz.
Nel 1937 si trasferisce a Parigi e presenta le sue opere, caratterizzate da una forte impronta di realismo “spagnolo”, al “Salon des Tuileries”, al “Salon d’Automne”, al “Salon des Indépendants” e al “Salon d’Art Mural”. Espone inoltre al Padiglione Spagnolo della Mostra Universale di New York. I suoi principali modelli sono gli autori classici spagnoli, come Velazquez, Murillo, Zurbaràn e Goya, e la sua pittura si contraddistingue per un impegno sociale e talora politico. Nel 1938 Xavier viene raggiunto a Parigi dal fratello Antonio, di tre anni più giovane e anch’egli votato alla pittura. Da questo momento, e per un periodo della durata di circa dieci anni, tra i due si instaura un sodalizio totale, artistico e materiale.
Nel gennaio del 1940 si trasferisce in Italia insieme al fratello Antonio e alla madre Hannah. A Firenze trascorreranno il resto della loro vita.
Nel 1947 insieme ad Antonio Bueno, Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian fonda il gruppo dei “Pittori Moderni della Realtà”, il cui manifesto propone un’osservazione “oggettiva” del vero, della natura e la sua riproduzione il più possibile fedele. Alla fine degli anni quaranta, in concomitanza con la crisi del gruppo, i rapporti fra Xavier e il fratello Antonio cominciano a mutare. Le cause sono da ricercarsi nella progressiva diversificazione delle loro rispettive personalità artistiche; si tratta tuttavia di un dissenso più stilistico-concettuale che non umano-personale.
Il 1953 rappresenta una svolta importante per la carriera di Xavier: è l’anno dell’esplicita adesione alle poetiche del realismo socialista, adesione che giunge dopo un itinerario personale, che lo vede praticare pittura “impegnata” fin dall’anteguerra. Altra tappa fondamentale nella carriera di Xavier è il viaggio in Brasile del 1954: l’artista torna da questa esperienza pieno di entusiasmo e con una serie di chine i cui principali protagonisti sono bambini, ragazzi, braccianti. Da questo momento la tematica dell’infanzia diviene sempre più ricorrente, un po’ per volta i personaggi verranno raffigurati immobili, in una sorta di nebbia irreale, priva persino di profondità, di rigore prospettico, nella quale essi emergono come evocati. L’evoluzione e la ricerca condotta all’indomani del viaggio in Brasile lo conducono verso un ulteriore ispessimento della materia, addensata dall’aggiunta della sabbia alla vernice; inoltre il ricorso al collage, già frequentissimo nelle nature morte, diventa cospicuo anche in ambito figurativo-ritrattistico.
Tra il 1959 e il 1964 Xavier crea il ciclo dei “Bambini”, immagini sofferenti e malinconiche, opere simboliche di un’umanità avvilita ed oppressa, presentate alla rassegna “España libre” e che lo caratterizzeranno in modo molto personale e distintivo per tutta la sua vita. L’artista si spenge improvvisamente nella notte del 17 luglio 1979 nella sua casa, a Fiesole.



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