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Tomaso Pizio

 

Tomaso Pizio

Tomaso Pizio nasce a Schilpario il 17 settembre 1932.

Sin dall’infanzia manifesta una grande creatività ed un bisogno di rivelare se stesso tramite il lavoro delle proprie mani. Tale lavoro si traduce inizialmente in piccole invenzioni realizzate con materie prime appartenenti al mondo primordiale del paese natìo, come la neve.
Le prime “sculture” lasciano gradualmente il posto a sperimentazioni più serie e più sentite, vissute direttamente dall’animo di Pizio-artista.
La crescente passione per l’arte si concretizza con i primi dipinti e con i primi concorsi cui Pizio prende parte; trovandovi le conferme che da tempo cercava, decide di dedicarsi totalmente al mondo artistico all’età di trent’anni, età in cui, trasferendosi a Bergamo, riesce a trasformare la sua passione in lavoro.
I soggetti favoriti, dai quali mai se ne distaccherà, sono elementi ed evocazioni della propria terra, il paese amato che sempre ha celebrato e rispettato. La fonte di ispirazione della sua creatività – la sua valle e le sue origini – conferma una spiccata sensibilità da parte di Pizio-artista, il quale esige di saldare questo rapporto ancestrale tramite la pittura.
Uditore presso l’Accademia Carrara di Bergamo prima, sotto la guida del Maestro Trento Longaretti, e frequentatore del corso di grafica dell’Università di Venezia poi, persegue le sue indagini e ricerche, giungendo ad una maturità artistica che però non sarà ancora quella definitiva.
Ci troviamo sul finire degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta quando lo stile della pennellata inizia ad assumere un tratto più propriamente caratteristico dell’artista.
Queste pennellate sono brevi, ma non interrompono le figure, la continuità è garantita dal colore.
Successivamente – attorno agli anni Ottanta – la pennellata inizia a distendersi sempre più, forse sinonimo di una maggiore serenità e sicurezza nell’ambito personale, quindi professionale, sino a raggiungere forme astratte, quelle che oggi sono identificative dello stile di Pizio.
L’unicità della sua pittura e talvolta della scultura e del disegno è generata da una forte dinamicità delle figure, le quali esaltano il gesto artistico e vivificano ogni opera.
Il colore è un altro filo conduttore delle opere pittoriche; la brillantezza, la pulizia e gli abbinamenti contemporaneamente equilibrati e azzardati costituiscono la firma di questo artista.
Tramite la materia e le sue tonalità l’animo dell’artista si espone senza paura con tutta la sua fragilità e vulnerabilità; non vi sono filtri o mediazioni, il colore puro è specchio, ritratto diretto, di un animo e di una sensibilità altrettanto puri.
La poesia figurativa di Pizio è un invito a tutti a prendervi parte; apprezzata sia in Italia sia all’estero crea attorno a sé un’opinione internazionale favorevole, forse alimentata da quelle stesse intelligenza e vivacità creativa.
Il carisma e l’umiltà contraddistinguono Pizio come artista, ma soprattutto come persona, che seppe mantenere questa influenza positiva finché si spense, il 18 febbraio 2003.



Il curriculum artistico di Tomaso Pizio è ricco ed eterogeneo; vanta numerosissimi premi di concorsi nazionali e internazionali.
Fra i 15 primi premi si ricordino quello di esordio, nel 1969 a Paestum relativo alla pittura, e quello del 1988 a Gelatina relativo alla scultura.
Nel 1973 ottiene il premio “Burchert” a Kempen, nello stesso anno partecipa vittoriosamente alla Seconda Biennale d’Arte “Grandi Maestri Contemporanei” a Milano e alla Terza Biennale Europea a Montecarlo; nel 1992 a Fidenza ottiene la nomina a membro Honoris Causa ; nel 2000 viene premiato dalla Camera di Commercio di Bergamo e gli viene conferita la medaglia d’oro al valore artistico; nel luglio 2003 viene consegnato alla Famiglia il Primo Premio Internazionale della Città dei Castelli a Caltanissetta, presso la Sala mostre di Palazzo del Carmine Associazione Culturale Arte & Società; nel 2006 gli viene riconosciuto il Premio Ulisse alla memoria presso la Sala del Consiglio Provinciale di Bergamo.

Diversi sono gli archivi che ospitano le sue opere, come l’Archivio Storico di consultazione dell’Arte Moderna e Contemporanea, il Museo delle Arti presso il Palazzo Bandera di Busto Arsizio, l’Archivio del Museo dell’Informazione di Senigallia e il Museo d’Arte Moderna di Abano Terme, oltre che nell’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti e l’Archivio Multimediale di Bergamo.
I servizi giornalistici e televisivi, sia nazionali sia internazionali, dedicati alle opere di Pizio sono più di 120; si ricordino il Corriere della Sera, L’Eco di Bergamo, l’Enciclopedia universale-Seda, Europa Artistica, Il Giorno, Il Resto del Carlino, Il Tirreno, L’Unità, Le Orobie, il Periodico della Columbiam di Lettere , Scienze a Arti Italo-Euroamericane, Qui Bergamo; i servizi Rai come “Settimo Giorno”, 1966, Tg3, Rai-tv terzo canale, Servizio Rai-tv 1978-1980-1998, Il Ponte Italoamericano, America Oggi, La cote des Arts, L’Officiel des spectacles. Innumerevoli le mostre in Italia e all’estero.
In Bergamo e Provincia si sottolineano le mostre presso: Centro Culturale San Bartolomeo, Galleria La Torre, Galleria XX Settembre, Galleria ex Ateneo; Atelier d’Arte di Franca Pezzoli – Clusone, Palazzo Visconteo – Brigano, e sedi comunali di Vilminore e Schilpario. Milano, Monza, Ferrara, Roma e Pompei – ove venne premiato con le chiavi della città – hanno spesso accolto personali e collettive di Pizio.
Otto i paesi stranieri che hanno ospitato la sua arte: Austria, Finlandia, Francia, Jugoslavia, Olanda, Regno Unito, Svizzera, USA. Particolarmente attivo proprio negli Stati Uniti, dove tra le varie esposizioni ricordiamo L’International-Artexpo New York, l’American Labor Museum – New Jersey e Center West Palm Beach For Italian Studies.

Da notare le opere in musei e collezioni pubbliche: Washington: Ambasciata Italiana – The national Italia, American Foundation – Amnesty International Usa; Pompei: pinacoteca L. Ametrano; Bergamo: Accademia Carrara; Monaco: CFM Credit Agricol Indosuez; Russia; Sry Lanka; Brasile; Perù; Australia; Canada; Francia; Spagna; Svizzera; Hong Kong; Macao; Portogallo; Jugoslavia; Venezuela; Museo di San Marino.

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