ArtSail loading icon...
Sabino Galante

 

Sabino Galante

La pioggia, così come la memoria, confonde e sfuma i contorni delle cose. Nel ripensare ai ricordi d’infanzia, la mente si sofferma solo su alcuni dettagli, garantendone l’autenticità: un paio di stivali gialli, una bambola con un vestito verde, un orsetto di peluche dagli occhi grandi. Nei quadri di Sabino Galante, le memorie affiorano da un fondo che sembra custodirle, in un incedere elegante e delicato che rimanda a nostalgici e lontani echi di una dimensione intima e felice. Sulla tela si alternano bambole di pezza, pupazzi, marionette e figure sognanti, simboli che uniscono il reale con una dimensione onirica e dimenticata, in cui l’incognito predomina. È un luogo a misura di bambino, quello idealizzato da Sabino Galante: un mondo che ne possiede le altezze, le sensibilità, il respiro. Silvia Vegetti Finzi ricorda che “non c’è niente di più serio e più coinvolgente del gioco per un bambino. E in questa sua serietà è molto simile ad un artista intento al suo lavoro. L’interiorità si affaccia sulla tela, abitata da presenze che custodiscono in sé il mistero degli antichi putti, intenti come questi a svolgere con serietà il compito che gli venga di volta in volta affidato, affrontandolo con una leggerezza che è prima di tutto una disposizione del cuore. Il sentimento che i personaggi di Sabino Galante trasmettono è puro come solo l’infanzia può esserlo, è un’emozione che rimane intatta, protetta dai confini della tela dalle brutture del mondo, dalla sua indifferenza, dalla sua frequente incapacità di comprendere.



Share

Cookie