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Emanuela De Franceschi

 

Emanuela De Franceschi

Emanuela de Franceschi, fino dall'infanzia, rivela un animo pieno di poesia. Nata a Roma in un palazzo del centro, vicino alla Basilica di S. Maria Maggiore, dal balcone affacciato sul cortile osserva con occhi pieni di meraviglia un quadrato di cielo dove a primavera sfrecciano migliaia di rondini. Le traiettorie dei voli degli uccelli, gli stridii, il suono delle campane che scandisce le ore rimangono impressi nella sua mente, alla quale talvolta si affacciano tuttora. L'ambiente familiare riverbera nelle voci del quartiere, di cui l'artista bambina penetra con occhio acuto i dettagli, arricchendo la propria immaginazione. I libri sono suoi fedeli compagni di viaggio, capaci di condurla in un altrove pieno di bellezza: il volume di storia dell'arte la conquista con immagini piene di fascino. A dodici anni la madre, impiegata presso il dipartimento di Fisica dell'Università La sapienza di Roma, le regala una cassetta di colori a olio e una tela. Immediatamente sente la necessità di tradurre visivamente ciò che ogni giorno dal balcone la affascina con i propri suoni e colori: dipinge una veduta del panorama sottostante, arricchito da una carrozzella per bilanciare una strada troppo deserta. A quindici anni, mentre si trova in vacanza al mare con i genitori in Puglia, una grande luna sul mare colpisce la sua attenzione: realizza su alcuni fogli un rapido schizzo, poi a casa dipinge un suggestivo notturno. Il padre, rimasto affascinato, decide di farlo incorniciare. Sulla via del ritorno a casa, dopo aver ritirato il quadro dal corniciaio, passando davanti al Palazzo delle Esposizioni a Via Nazionale, la giovane artista si accorge che è in corso la VII mostra internazionale d’arte dello Studente e che quello è l’ultimo giorno utile per partecipare. Decide d'istinto di iscriversi, consegna il quadro e inavvertitamente se ne dimentica. Dopo quindici giorni, ricordatasi in fretta della chiusura della mostra, torna in quel luogo per ritirare la propria opera e scopre,con immensa gioia e stupore, di aver vinto una medaglia d'argento. Nei mesi seguenti le vengono inoltrati inviti da Fabio Sargentini, che la vorrebbe ospite nella sua galleria, “L'Attico”, in Piazza di Spagna, ma lei declina perché la famiglia non approva una frequentazione assidua dell'ambiente artistico che l’avrebbe distratta dagli studi: solo molti anni dopo si renderà conto dell'importanza dell'invito ricevuto. Continua gli studi pittorici in autonomia, diplomandosi e laureandosi in ambito umanistico, approfondendo la sua passione per l'arte come un giardino segreto. Vende il primo quadro nel 1976, a una sarta, che in cambio le confeziona un tailleur. Frequenta per qualche anno lo studio del maestro Melkiorre Melis, artista sardo, già insegnante di pittura al Cairo, che continua la sua poetica pittorica nel suo atelier di Piazza di Siena. Tramite lui Emanuela ha modo di conoscere le figlie di Balla, Luce ed Elica. Nella loro casa, vedrà le opere figurative del padre e indirizzerà il suo gusto verso una figurazione di qualità. Negli anni successivi, parallelamente alla propria vita personale e alla formazione professionale, continua l'approfondimento delle tecniche artistiche: frequenta per molti anni l’atelier del maestro Silvio Bicchi, la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia Romana di Arti Figurative, la Scuola Romana di Fumetto. Partecipa a concorsi di pittura estemporanea e a diverse collettive, tra cui quella a Roma all'Ex Mattatoio e a Tivoli, presso le Scuderie Estensi. Per un lungo periodo la sua opera rappresenta persone, animali, figure, nature morte. Nel 2012, una pausa che la spinge a riconsiderare la natura del proprio percorso. Inizia così nel 2013 la serie delle “Interferenze” che lavora sulla scomposizione delle immagini e di seguito sulla loro ricomposizione nella serie “Gli Echi”. La sua ricerca prosegue con “Le passate stagioni”in cui la scultura di Igor Mitoraji, la porta a interrogarsi sul rapporto dell'uomo con la cultura classica. Nella serie più recente, denominata “Contaminazioni plastiche”, la classicità incontra il contemporaneo, in una consapevole e raffinata rievocazione di un passato perduto. Nel 2018 le viene attribuito il 1° premio della Biennale di Viterbo, a cura di Laura Lucibello, per la categoria Artisti Emergenti. L’apprezzamento di questo nuovo percorso viene anche dalla critica, tra cui Giovanni Faccenda, e Giammarco Puntelli che curerà le sue personali, nel 2018 ad Anghiari nel palazzo comunale: “Eterne Intelligenze”, nel 2019 a Berlino, nella galleria Lacke & Farben: “Plastik Contamination” alla cui inaugurazione, interverrà sua Eccellenza l’Ambasciatore italiano Luigi Mattiolo e nel 2020, a Ventimiglia, al MAR, nella Fortezza dell'Annunziata: la personale “Percorsi della mente e dell’anima”. Sempre nel 2020 si tiene a Formia La personale “Formia Contemporanea, Mediterraneo: l’Evoluzione del Mito”patrocinata dal Comune e dalla Regione Lazio, a cura di Claudio Strinati e Mariagrazia Londrino. Nel 2020 pubblica la sua Monografia per le edizioni Giorgio Mondadori a cura di Francesca Bogliolo . Negli ultimi anni ha esposto a Roma, Bari, Assisi, Napoli, Montecatini, Milano, Genova, Monreale, Gubbio, Ventimiglia, Londra, Dubrovnik, Berlino, Tirana, Plovdiv, Kavarna, Assuan. La sua volontà è quella di restituire frammenti di quella bellezza che vede ovunque intorno a sé.
Consapevole che non esista una meta, ma la meta sia il viaggio stesso, continua a indagare la realtà attraverso un profondo e delicato sentimento. Vive e lavora ai Castelli Romani.



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