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Bram Van Velde

 

Bram Van Velde

Il pittore nasce a Zoetewonde nel 1895. Ha iniziato nell’espressionismo tedesco, si è evoluto a Parigi verso il fauvismo e in seguito, sotto l’influenza del cubismo, ha realizzato opere progressivamente più astratte con grande originalità. Fu uno degli iniziatori dello stile astratto e molto apprezzato dallo scrittore irlandese Samuel Beckett. Abraham Van Velde era il quarto figlio di un’umile famiglia il cui padre, Geer, era un pittore, oltre che un fratello con lo stesso nome. Interessato alla pittura sin dalla giovane età, ha lavorato per la prima volta come apprendista con un decoratore dell’Aia di nome Kramers (1907). Nel 1922 si recò a Worpswede (Germania, vicino a Brema) per continuare la sua formazione artistica, dove acquisì un modo di dipingere espressionista (Nudo giallo, 1922-1924). Grazie all’aiuto del suo ex datore di lavoro, nel 1925 si trasferisce a Parigi per dedicarsi completamente alla pittura; qui ha imparato l’impressionismo e il lavoro di Vincent Van Gogh e Paul Cézanne. Il suo stile si è evoluto verso il fauvismo sotto l’influenza di Henri Matisse, con dipinti di nature morte dai colori molto vividi, negli anni ’30 tinti di contributi cubisti. Tende poi a semplificare le sue figure, ora trasformate in forme indefinite di vari colori, che in un certo senso lo rendono un precursore dell’arte astratta. Ha partecipato a mostre collettive dal 1926 e dal 1929 al Salon de los Independientes. Nel 1930 visse in Corsica per il suo interesse per le coste, nel 1931 di nuovo a Parigi e tra il 1932 e il 1936 a Maiorca, a Cala Ratjada, anche se in quest’ultima data tornò a Parigi in fuga dalla guerra civile spagnola. Nel 1938 fu incarcerato per alcune settimane a Bayonne, per non aver rinnovato il permesso di soggiorno, esperienza che lo segnò. Colpito dalla miseria e dalla solitudine, smise di dipingere tra il 1940 e il 1944. Alla fine della seconda guerra mondiale (1945) riprende la sua attività artistica. A quel tempo la sua pittura era totalmente astratta e immateriale, al punto da rinunciare al titolo ai suoi quadri (nei cataloghi appaiono proprio così Senza titolo). Le figure, piene di colore fluido e trasparente, senza profondità né rilievo, e con una silhouette diffusa e inarticolata, erano irriconoscibili, a volte violente in apparenza. Nel 1946 Edouard Loeb organizzò una mostra personale al Salon de Mai di Parigi, molto apprezzata dallo scrittore Samuel Beckett. Ne seguirono molti altri alla Kootz Gallery di New York (1948), insieme a suo fratello Geer Van Velde; alla Galleria Maeght (1952); alla Warren Gallery (1955); retrospettiva alla Kunsthalle di Berna (1957); Museo Stedelijk di Amsterdam (1959); Torino (1960); Roma (1961); ancora New York (1962); e un itinerante negli Stati Uniti (1965). Quest’anno si è stabilito in Svizzera, nella città di Ginevra. Ha tenuto nuove mostre ogni due o tre anni in vari paesi europei e negli Stati Uniti. Alla fine degli anni Sessanta sviluppa anche la litografia, dedicandosi all’illustrazione di libri come L’antidolorifico, da Beckett, o L’unicadi Friedrich Hölderlin. Ritornò a Parigi nel 1977 e nel 1980 si stabilì a Grimaud, luogo in cui morì.



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