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Anna Valla

 

Anna Valla

Anna Valla è nata a Saluzzo (Cuneo) nel 1951 dove vive e lavora. Si forma nell’ambiente culturale dell’avanguardia torinese degli anni ‘70, assorbendone la volontà di espressione “oltre il concettuale”.

Due sono, essenzialmente, le dimensioni che caratterizzano la sua opera: il colore e il segno (gestuale), senza però che la sua pittura si esaurisca nell’una o nell’altra, e senza che l’una prevalga sull’altra, in un rapporto di mediato equilibrio e di coerente complementarità.

Il risultato a cui perviene è quindi straordinariamente unitario: il rigore concettuale dell’astrazione geometrica viene utilizzato non per elidere ma, al contrario, per rendere viva e vibrante la carica emotiva e pulsionale espressa attraverso il colore.

La realtà viene quindi filtrata da una sorta di “occhio-ombelico”, una attenta tensione percettiva sia fisico-emotiva che intellettuale, con un’esigenza di contatto-distacco tra la realtà percepita e la sua riflessione meditata, mediata e resa finalmente nell’opera.

(Fonte: http://www.exibart.com/profilo/autoriv2/persona_view.asp?id=18777)


Anna Valla. Tensione espressiva e ineludibilità del tracciato

Scritto da Ivan Fassio — 28 luglio 2012

In permanenza tra le opere grafiche dello Studio Fornaresio, Palinsesto di Anna Valla ci suggerisce alcune considerazioni su serialità e libertà di scrittura.


I segni nascono spontaneamente e si strutturano in ossessive fasce orizzontali. Il linguaggio abbandona un anonimo silenzio, necessariamente. La sua violenza rappresenta l’urgenza della comunicazione, una particolare sensualità dell’espressione scritta. Tanta autenticità è, allo stesso tempo, mediata da una regola inflessibile. L’aggressività dei segni è obbligata ed incasellata in strutture costringenti, in flussi che sembrano compressi dall’azione di campi magnetici.

Interazione e serialità ordinano un piano di sviluppo che mantiene viva la carica pulsionale e rafforza la suggestione dei colori e del tratto. Già Albino Galvano nel 1981 notava come nell’opera di Anna Valla convivessero queste due tensioni: libertà espressiva e rigida scansione modulare.

Comunicando attraverso un ritmo di tracce ripetute, l’utilizzo di un cromatismo corposo e ricco resta confinato al di là della percezione di una estrema libertà di scrittura. Enrico Crispolti, negli stessi anni, insisteva sulla ripetibilità di differenze. Una tale riflessione sull’impossibilità di un’esposizione unita nell’identicità dell’alfabeto fa in modo che si possano percepire gli impatti vitali e dinamici del segno. Scavalcando idealmente l’analisi della struttura essenziale, l’apparato emotivo emerge dalla variabilità delle partiture.

Esempio di una pratica artistica “oltre il concettuale”, avvicinabile ad alcune prove di Giorgio Griffa e Marco Gastini, l’opera di Anna Valla tenta la creazione di una sintesi della percezione e dell’atto espressivo, un concentrato di imitazioni dei sensi. L’intento è l’approdo ad un potenziamento dell’immagine nella sua primaria e fondante capacità di veicolare l’essenza del sensibile.



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