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Alik Cavaliere

 

Alik Cavaliere

(Roma 5-8-1926 – Milano 5-1-1998)

Figlio del poeta Alberto Cavaliere e della scultrice ebrea russa Fanny Kaufmann, è uno dei grandi maestri dell’arte contemporanea del secondo Novecento. Dopo un’infanzia in parte condizionata dall’attività antifascista del padre e dalle leggi antisemite, compie gli studi al Liceo Berchet di Milano e si diploma presso l’Accademia di Brera, sotto la guida di Manzù, Funi e Marino Marini, cui succede alla cattedra di scultura.

La sua poliedrica e sempre rinnovata attività mette capo ad alcuni cicli di opere che indagano ed elaborano il rapporto dell’uomo e dell’artista con la natura, con gli altri, con i miti fondativi dell’esistenza e della vita sociale.

Inizia la sua attività espositiva con una collettiva nel 1945, mentre la sua prima personale si tiene alla Galleria Colonna a Milano nel 1951. Dopo una prima stagione di realismo figurativo, dal 1957-58, nasce il ciclo dei Giochi proibiti, “metafora, come scrive Elena Pontiggia nel Catalogo delle sculture, della relazione tra esistenza e natura, tra istinto e pensiero, tra ragione e violenza”, e inizia a trattare il tema delle Metamorfosi, che rimarrà centrale in tutta la sua ricerca. Nel 1960 imposta la serie delle Avventure di Gustavo B. (1961-64), “dove la scultura diventa un racconto plastico in numerosi episodi e il realismo si tramuta in una narrazione surreale” (ibidem). Dal 1964, si dedica ad esplorare il tema delle vegetazioni, ispirato al De Rerum Natura di Lucrezio. Partecipa più volte alla Biennale di Venezia, insieme ad altri nella mostra Scultori italiani, nel ’56, e con una sala personale nel 1964 e nel 1972, anno in cui presenta una delle sue opere più significative: I processi dalle storie inglesi di W. Shakespeare, straordinaria e grandiosa installazione (7mx10mx10m), attualmente patrimonio della Galleria d’Arte moderna di Valle Giulia a Roma. Dal 1964, con la mostra Arbres, la Galleria Schwarz diventa la sua galleria di riferimento. Nel 1970 vince la cattedra di scultura all’Accademia di Brera, subentrando a Marino Marini di cui era assistente; nello stesso anno realizza due environments: Apollo e Dafne e A e Z aspettano l’amore. Per tutti gli anni Settanta sviluppa e prosegue il ciclo Viva la libertà. Nel 1971 realizza con il pittore Emilio Scanavino, Omaggio all’America latina, per la Biennale di San Paolo del Brasile, anche se l’opera non viene esposta per l’esplicita denuncia dei desaparecidos. Nel 1973 presenta nell’ambito della XII Biennale d’Arte al museo Middelheim di Anversa l’installazione Surroundings, operazione di totale avanguardia a cui lavorerà ancora per oltre dieci anni. A partire dal 1975 comincia il suo lungo sodalizio con Vincenzo Ferrari. Negli anni Ottanta perpetua la modalità delle grandi installazioni, realizzando i Percorsi, “dei labirinti, scrive l’Artista, in cui potermi incontrare con l’eventuale visitatore/spettatore per poi perderci entrambi all’interno dell’opera stessa”. Le sue sono ambientazioni che, attraverso labirinti intricati ed elaborati, propongono le tematiche eterne e sempre nuove del fare artistico: la memoria e il tempo (La memoria, 1987; La traccia, 1986; I giardini della memoria, 1988-90, Il tempo, 1987), il classico e la modernità (Le leggi eterne dell’arte,1993), il “vero” e il “falso” , il confronto tra l’arte e la vita (Il Pigmalione, 1986-7). Da ricordare, la grande ambientazione dedicata a Giordano Bruno (1989), la serie di opere sul tema dell’Orlando Furioso (1993-4), Passato, presente e… Pian Cordova, oggi al MART di Rovereto. La sua ultima grande opera, incompiuta, è Grande albero, oggi esposta nel chiostro del Conservatorio di Milano. Artista refrattario a qualsiasi limitazione e definizione, ha perseguito nel suo lavoro la ricerca di sempre nuove forme di espressività, con un uso concettualmente innovativo delle tecniche della tradizione classica così come dell’avanguardia dadaista, rilette entrambe nel confronto con una pluralità duttile e modernissima di materiali. Taccuini, 2015

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