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L’italianità attraverso lo sguardo di Massimo Vitali
19/04/2022

L’italianità attraverso lo sguardo di Massimo Vitali

di Giulia De Sanctis

La carriera di Massimo Vitali (Como, 1944) ha inizio negli anni ‘60, quando iniziò a lavorare come fotoreporter collaborando con molte riviste e agenzie in Italia ed Europa. Qui fa la conoscenza di Simon Guttmann, il fondatore di Report, che diventerà fondamentale per la sua crescita come Concerned Photographer. In seguito iniziò a lavorare come direttore della fotografia per la televisione e il cinema per poi, negli anni Novanta, orientarsi sulla fotografia come mezzo di ricerca artistica e sulla creazione di immagini pensate.

Nell’estate del 1994 scattò la sua prima fotografia in spiaggia a Marina di Pietrasanta, la quale segnerà l’inizio della sua fortunata Beach Series che, nei decenni lo ha consacrato come uno dei maggiori fotografi della scena internazionale. Già dalle prime fotografie compare la modalità operativa di Vitali che lo contraddistingue negli anni a venire: l’utilizzo di una bottiglia d’acqua come cavalletto, la macchina fotografica dal grande formato (20x25) che gli consente di registrare con precisione ogni dettaglio e gli attori inconsapevoli che, immortalati, lo aiutano a creare un manuale socio-antropologico dell’identità italiana. La visione frontale e sopraelevata gli permette di prendere le distanze dalla realtà che sta osservando, consentendogli di cogliere ampi scorci paesaggistici e allo stesso tempo di addentrarsi nelle interazioni umane. Qui convergono diverse microstorie di quotidianità ritratte spietatamente in cui coincidono elemento naturale, sfera pubblica e dimensione privata in un momento cristallizzato per sempre.

Nell’estate 2020 Vitali documenta i cambiamenti dell’umanità post lockdown in fotografie come Massa capannina bianca - Vogue hope, giugno 2020 in cui si evince la smania di libertà tarpata dallo spettro di una nuova incombente chiusura, ma che gradualmente lascia lo spazio alla gloriosa pienezza dell’italianità che trova espressione nella rocciosa Manarola.

Massimo Vitali, Marina di Pietrasanta, 1994, Inkjet print in Diasec mount with wooden frame, 150 x 190 cm



Massimo Vitali, Marina di Massa capannina bianca - Vogue hope, 2020, Inkjet print in Diasec mount with wooden frame, 150 x 190 cm ca.


Attualmente è in essere la sua seconda mostra personale alla Galleria Mazzoleni di Torino Ti ho visto, la quale si apre con la prima fotografia del 1994 messa in relazione con gli scatti più recenti e si snoda attraverso tre decenni di attività spaziando dalle fotografie storie, a quelle iconiche, dai paesaggi urbani a quelli naturali, selvaggi e incontaminati.




Dopo aver conseguito il diploma di liceo linguistico, l’amore per l’arte ha portato Giulia De Sanctis (Torino, 1998) a laurearsi in Comunicazione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Ha collaborato con gallerie d’arte torinesi come assistente, occupandosi della catalogazione delle opere, di allestimento delle mostre e dell’ufficio stampa. Collabora attivamente con diverse riviste e testate web del settore artistico.

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