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Atmosfere mediterranee: arte e cultura in Israele
28/04/2021

Atmosfere mediterranee: arte e cultura in Israele


di Elisabetta Roncati

Finalmente in Italia la grande “macchina” delle riaperture si è messa in moto, ma altri stati ci hanno preceduto.

In quasi tutta la nostra penisola c'è aria di ripartenza, ma in Israele è già dal 25 Febbraio scorso che gli operatori del settore e gli amanti della cultura hanno tirato un sospiro di sollievo.
Dopo i difficili mesi vissuti globalmente a causa delle chiusure dettate dalla diffusione del Covid-19, Israele si è posta ai vertici delle campagne vaccinali. Ed è stata questa la chiave della svolta.
Si può dunque affermare che un incremento del numero delle persone immunizzate sia essenziale per garantire il ritorno alla normalità tanto agognata, permettendo una ripresa delle attività economiche.
Insomma Israele, su questo versante, può essere vista come un modello da cui trarre ispirazione.
Attualmente sono stati vaccinati 5.334.950 individui ed il 53% della popolazione ha ricevuto entrambe le dosi.
Agli albori della pandemia anche in Israele le attività culturali, messe in piedi da istituzioni pubbliche o private, sono trasmigrate su varie piattaforme digitali, ma il ritorno in presenza era fortemente caldeggiato sia dall'utenza che dagli insider. Infatti, nei periodi di lockdown, si erano sollevate molte critiche nei confronti degli stringenti provvedimenti governativi, mosse soprattutto da intellettuali ed opinionisti politici.
Quindi, appena la situazione sanitaria lo ha concesso, si è optato per la riapertura con ferree norme alle quali attenersi.
L’ingresso in musei, cinema e teatri è infatti consentito solo a persone vaccinate o comunque in possesso del cosiddetto “green passport”, da esibire al momento dell’acquisto dei biglietti d’ingresso. Nei luoghi al chiuso la capienza massima è di 1000 persone per location fino a 5.000 posti a sedere o di 4000 individui per luoghi con più di 5.000 placement. Anche per gli eventi all’aperto si adottano criteri in percentuale. L’utilizzo della mascherina e il rispetto della distanza interpersonale di due metri sono obbligatori.
Per quanto riguarda le gallerie d’arte ogni utente deve avere a disposizione 7 metri quadri (una sorta di immaginaria “bolla” individuale) fino a un massimo di 300 visitatori contemporaneamente presenti in spazi davvero di elevate metrature.
Dunque, seguendo queste precise normative, scopriamo assieme qual è l’offerta culturale messa in atto dalle strutture pubbliche e private di Tel Aviv, indubbiamente la città più vitale della regione.

Partiamo proprio dal Tel Aviv Museum of Art, il primo museo ad essere aperto in Israele nel 1932.
L’istituzione è dedicata alla conservazione e all'esposizione d’arte moderna e contemporanea locale ed estera. Riaperto secondi i consueti orari, la struttura propone un percorso di visita alla sua collezione permanente ed al parco delle sculture, oltre a ben 8 mostre temporanee, che di seguito vi menzioniamo.





Human, Pattern: Works from the Collection Nahum Zolotov” fino al 29/04/2021; “It Must Be Love: Gifts from Artists to their Children” fino al 08/05/2021; “Eran Nave: Hunchback Clock” fino al 14/05/2021; “Melech Berger: Conditions for a Flourishing Humanity” (prima esposizione museale per l’artista classe 1926) fino al 22/5/2021; "Eli Singalovski: Formal Solutions” fino al 05/06/2021; “Artur Zmijewski, Democracies” fino al 05/06/2021; “Calder: Great Yellow Sun” fino al 15/08/2021; “Miki Kratsman and Shabtai Pinchevsky: Anti-Mapping” fino al 02/10/2021.

Invece, per quanto riguarda il panorama delle gallerie d’arte, dei centri culturali e degli spazi no-profit ne abbiamo scelti sei.

La Gordon Gallery è stata aperta a Tel Aviv nel 1966 proprio in Gordon Street. Nel 2018 ha inaugurato un ulteriore spazio di 400 metri quadri e ha da poco concluso una personale di Ron Arad intitolata “Strings, Love Songs and a Red Car” (rimasta visitabile fino al 20 Aprile 2021).
Presso la Alon Segev Gallery, primo spazio minimalista ad essere nato in Israele nell’anno 2000 a guisa di altri esempi europei e statunitensi, si potrà visitare fino al 14 Maggio 2021 un’esposizione dedicata a Shir Moran, giovane artista nata nel 1986. A seguire si avrà la personale di Eitan Ben Moshe, “THE STORY OF Y”.
La Har-El è invece una storica realtà dedicata non solo all’arte contemporanea, ma anche all’editoria di settore. Fino al 30 Maggio 2021 propone un’interessante retrospettiva sui libri d’artista intitolata “Pilgrims and Heretics".





La giovane e promettente Inga Gallery, fondata nel 2006 nel cuore dell’emergente area industriale e culturale di Bar Yochai street, propone ai visitatori “Offering”, personale del pittore Aram Gershuni.
Arriviamo così ad Artspace Tel Aviv, spazio no profit e galleria d’arte contemporanea che si è posta l’obbiettivo di supportare artisti nazionali emergenti e mid-career. I progetti visitabili sono due: “Catch” di Matan Oren e una collettiva intitolata “Up to Ones Knees”, curata da Noga Yudkevik-Etzioni. Anche la Almacén Gallery propone una group exhibition che vede coinvolti ben sei creativi: Halil Balabin, Ronit Citri, Ronit Goldschmidt, Netta Laufer, Israel Rabinovitz e Yael Sloma. In questo caso il curatore è lo stesso Yael Sloma.

A questo punto, vista l’abbondante offerta, una domanda sorge spontanea: partendo dall’Italia è attualmente possibile raggiungere Tel Aviv?
A quanto pare il governo israeliano è in procinto di varare una norma che consenta l’ingresso nel paese ai turisti stranieri vaccinati.

Non ci resta che tenere le dita incrociate.




Genovese di nascita, milanese d’adozione, Elisabetta Roncati ha deciso di unire formazione universitaria economica/manageriale e passione per la cultura con un unico obbiettivo: avvicinare le persone all’arte in maniera chiara, facilmente comprensibile e professionale. Interessata ad ogni forma di espressione artistica e culturale, contemporanea e non, ha tre grandi passioni: l’arte tessile, l’arte africana e l’arte islamica.
Consulente in ambito arte, crede fermamente che la cultura abbia il potere di travalicare i confini delle singole nazioni, creando una comunità globale di appassionati e professionisti.
Nel 2018 ha fondato il marchio registrato Art Nomade Milan, con cui si occupa di divulgazione digitale sui principali social media.
Perché, “L’arte è un incidente dal quale non si esce mai illesi” (Leo Longanesi).

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